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35 INTERVISTA SU SALUTE DI REPUBBLICA [ 23/02/2009 ]

Due settinmane fa, all'interno del supplemento Salute de "la Repubblica" è uscita una mia intervista. Ve la ripropongo qui di seguito, per chi non l'avesse vista. Cominciamo finalmente a parlare della salute delle nostre ragazze.

Nell’ambiente medico sportivo si parla da qualche tempo di “triade dell’atleta”. Cos’è?
“Si tratta di disturbi alimentari, amenorrea (il ritardo del ciclo mestruale per più di 90 giorni) ed osteoporosi. A volte il salto del ciclo è un problema grave, perché può indebolire le riserve di calcio delle ossa. La Federazione Internazionale di ginnastica per esempio ha proibito che l’età delle ragazze in gara fosse inferiore ai 16 anni. Questo per evitare che il ciclo mestruale venga ritardato rispetto alla sua comparsa fisiologica intorno ai 12 anni. Ci sono sport nei quali sempre più spesso si verificano fratture da stress, senza che la disciplina ne giustifichi la comparsa.”

Sta dicendo che fino ad oggi abbiamo vissuto in una sport di buio della conoscenza per quello che riguarda lo sport e le donne?
“Sto dicendo che solo da pochi anni ci si chiede il perché delle differenti prestazioni tra uomini e donne. Non esistono differenze nelle fibre muscolari per esempio, ma esistono differenze importanti nella forza. Sto dicendo che solo fino a cinquant’anni fa, una rete divideva il Villaggio Olimpico maschile da quello femminile. Solo dagli ani ’90 si studiano le questioni fisiologiche che sono alla base delle prestazioni sportive, come la gravidanza, solo per citarne una, la più conosciuta da tutti.”

Nello sport si parla di giro della morte per intendere le spericolate azioni di alcuni sport o dei 400 metri piani dell’atletica leggera. C’è un altro sinonimo che circola?
“Il giro della morte per le atlete donne, è la scelta di non smettere di prendere la pillola per non correre il rischio di trovarsi con le mestruazioni durante un appuntamento importante, o alla vigilia. La pillola non è solo un contraccettivo, ma è anche una modifica del quadro ormonale. Che per una donna è diverso ogni giorno. Dunque bisognerebbe essere in grado si sfruttare anche per l’allenamento questo diverso quadro ormonale.”

Servono allenatori con più cognizioni di medicina, ed in particolare di medicina al femminile? Oppure servono medici più consapevoli delle necessità di una atleta?
“Serve uno staff. Servono persone consce di quello che vuol dire la pratica agonistica dello sport. Non solo per l’alto livello. Servono persone capaci di conoscere le necessità delle ragazze al di là delle questioni tecniche. Se io allenatore decido che tu atleta devi perdere peso, devo sapere che questo puà comportare anche una modifica del tuo quadro ormonale, del ciclo mestruale. Ed allora tu atleta fai le stesse cose a fronte di queste modificazioni? La questione del peso da qualche tempo è molto presente a livello internazionale. Il CIO (Comitato Olimpico Internazionale,ndr), ma anche l’American College of Sports Medicine, hanno preso posizioni importanti in questo senso. In America hanno lanciato una call action: attenzione sta per accadere qualcosa di insolito. Sapete come reagire?”

Cosa sapeva Diana Bianchedi di sé stessa come donna atleta durante la carriera agonistica? Lo studio della medicina che porte ha aperto nella mente dell’atleta Bianchedi?
“Mi sono laureata alla mia seconda Olimpiade (Atlanta) e mi sono specializzata durante la terza (Sidney). Questo vuol dire che probabilmente ero consapevole di quello che voleva dire fare sport per una donna. Mi riusciva di soddisfare le curiosità di alcune mie compagne che facevano domande alle quali spesso non trovavano risposte. Poi l’infortunio al tendine ha ulteriormente aumentato la mia consapevolezza, quella del mio corpo.”

Lei ha detto che il corpo per un atleta è una sorta di “strumento di lavoro”. Dunque bisognerebbe fare in modo di conoscerlo a fondo per poterlo sfruttare?
“Il problema vero è l’interesse che un atleta ha per il proprio corpo. Durante la carriera in genere un atleta cura poco il suo corpo rispetto alla questione tecnica, ed allora diventa solo un mezzo per vincere. Poi lo stesso corpo appartiene ad un'altra persona, a quella che termina la vita agonistica. Ed allora lì nasce il problema: se hai addestrato il tuo corpo a stare bene a prescindere dalla tua carriera, è un bene che ti troverai a cinquant’anni. Gli atleti pensano sempre troppo ai dettagli: le scarpe, il colore della maglia, la fascetta per i capelli, l’arma, la racchetta, il pallone e via dicendo, rispetto al corpo. L’esempio,in questo senso,è Michael Schumacher. E’ sempre stato considerato il più grande perché ha dedicato grande parte del suo tempo lavorativo alla messa a punto della macchina. Il corpo è una macchina che deve essere messa a punto sempre, come una Ferrari.”

Sesso, figli, amore. Anche questo deve essere programmato da una atleta donna che vuole intraprendere una carriera di alto livello?
“Ci sono due aspetti da considerare. L’atleta e chi lavora con lei. Una atleta in genere non condivide con lo staff la sua vita sessuale, l’utilizzo dei contraccettivi per esempio. E troppo spesso gli allenatori, i dirigenti, non sono consapevoli e non si informano di quelle che sono le scelte che un atleta fa in questo campo. Eppure si tratta di decisioni importanti, di questioni che possono cambiare la vita. Non si può far finta che alcune scelte non vengano fatte”

Oggi lei dirige il centro di riabilitazione post traumatica Isokinetic di Roma. Cosa direbbe ad una ragazza che volesse iniziare una carriera sportiva?
“Di chiedersi ogni giorno : come sto? Di conoscere il proprio corpo e la propria specificità. Visto che oggi si comincia a parlare di risposte, bisogna che una ragazza sia nelle condizioni di farsi e di fare delle domande. Lo sport chiede al tuo corpo di fare delle cose impressionanti, per questo è necessario avere la consapevolezza di sé stesse. Io sono ottimista per natura ma sono allarmata. Mi spaventa il silenzio delle ragazze, mi spaventa quello che chiediamo alle atlete senza dare loro la possibilità di fare delle scelte decisive, fondamentali per la loro vita. Per fortuna lo sport negli ultimi anni ha dato un grande contributo alla scienza medica, non esistono più branche della medicina che non si occupino di sport. Quindi le risposte ci sono, basta saper fare le domande giuste”.

Due ori olimpici e cinque mondiali. A sette anni dal ritiro dalle scene agonistiche non ha nostalgia della gare?
“No delle gare no, e neanche dell’agonismo. Ogni tanto mi manca l’atmosfera della squadra, le compagne, mi manca quell’ambiente nel quale sono cresciuta, visto che ho cominciato a tirare di scherma a cinque anni”

Oggi lei è medico dello sport. Una passione giovanile o una scelta consapevole nella maturità?
“Direi tutte e due. Da piccola c’era una tendenza verso la medicina per motivi familiari. Da grande quando già studiavo ginecologia è successo che mi sono rotta il tendine d’Achille durante un assalto alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996. Lì ho cambiato la mia specializzazione e mi sono avvicinata al mondo della scienza della riabilitazione. Ora ho la fortuna di poter seguire attentamente queste due passioni : lo sport ed il mondo femminile”

34 LA TELEVISIONE COME MEZZO Di DIVULGAZIONE [ 19/02/2009 ]

Ieri sera alle 22.30 sul canale terrestre di Tele Roma 56 e sul canale 877 di Sky, è andato in onda uno speciale che abbiamo realizzato con la redazione di Tele Roma 56, sulla questione della salute delle donne che fanno sport. Si è trattato solo della prima occasione per affrontare come si deve questo argomento che come sapete mi sta molto a cuore. Nella trasmissione in questione, oltre ai miei, ci sono gli interventi della Professoressa Graziottin, del Presidente della Federazione Internazionale di Ginnastica Bruno Grandi, del Maestro di Scherma Paolo Bottari e di Margherita Granbassi. Non escludo altre puntate delle quali vi darò conto con sufficiente anticipo.
33 WORK IN PROGRESS [ 18/02/2009 ]

Cari amici, presto ci saranno tutte le notizie aggiornate!!! Sto lavorando a tante cose interesaanti :la salute delle donne che fanno sport, il Tribunale Nazionale Antidoping, l'Isokinetic.
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